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DiMagnus

Il ruolo delle donne nella Chiesa Cattolica moderna: tradizione e rinnovamento

La Chiesa Cattolica, nel suo percorso millenario, si confronta oggi con nuove sfide e domande. Tra queste, una delle più significative è quella del ruolo delle donne. Un tema complesso, che intreccia secoli di tradizione con le crescenti richieste di una maggiore partecipazione femminile alla vita e alla guida della Chiesa. Questo articolo vuole esplorare questo cammino, tra passato e futuro, per comprendere meglio le dinamiche in atto.

Le radici: donne nel cristianesimo delle origini

Fin dai primi passi del cristianesimo, le donne hanno avuto un ruolo importante. I Vangeli e gli Atti degli Apostoli ci parlano della loro presenza accanto a Gesù e nelle prime comunità. Pensiamo a Febe, ricordata come diaconessa, come riportato in un articolo del [The Guardian] (e in fonti quali la lettera di San Paolo ai Romani), o a Priscilla, figure chiave di quel tempo. Le lettere di Paolo nominano donne attive come collaboratrici e guide nelle chiese domestiche, le prime comunità di cristiani. In quel periodo iniziale, c’era una certa apertura, ma con il passare del tempo e la nascita di una struttura gerarchica nella Chiesa, i ruoli ufficiali per le donne sono diminuiti.

Il diaconato femminile: un ponte tra passato e presente

La figura della diaconessa, presente nella Chiesa dei primi secoli, è oggi al centro di un vivace dibattito. È importante capire, però, che il diaconato di allora non era esattamente come quello di oggi. Nella Chiesa antica, le diaconesse svolgevano diversi compiti, aiutando in particolare le donne. Oggi, il diaconato è un grado del sacramento dell’Ordine, riservato agli uomini. La discussione attuale si concentra sulla possibilità di ripristinare un diaconato femminile permanente, con funzioni simili a quelle dei diaconi uomini, ma non identiche. Papa Francesco ha creato una Commissione per studiare questa possibilità, ma non si è ancora arrivati a una decisione definitiva, come ha spiegato il cardinale Fernández a Vatican News.

Donne straordinarie: sante, mistiche, guide

Nonostante i limiti posti nel corso del tempo, tante donne hanno lasciato un segno profondo nella storia della Chiesa. Nel Medioevo e nei secoli successivi, sante, mistiche e fondatrici di ordini religiosi, come Santa Chiara, Santa Brigida e Santa Teresa d’Avila (ricordate in un articolo de La Stampa), hanno arricchito la spiritualità cristiana e la vita della Chiesa. Pensiamo a Ildegarda di Bingen, che con i suoi scritti e la sua visione mistica ha influenzato il suo tempo, pur non avendo ruoli ufficiali. O a Caterina da Siena, che pur non sapendo scrivere, è diventata consigliera di papi e potenti, incidendo sulla Chiesa del suo tempo. E Teresa d’Avila, che ha riformato l’ordine carmelitano, cambiando profondamente la spiritualità cattolica. Queste donne, con la loro forza e la loro fede, hanno dimostrato che lo Spirito Santo agisce in modi diversi, al di là dei ruoli formali.

La voce della Chiesa: tradizione e apertura

La Chiesa Cattolica, in documenti ufficiali come l’Ordinatio Sacerdotalis (1994) di Giovanni Paolo II, afferma che il sacerdozio è riservato agli uomini. Questa posizione si basa sull’interpretazione della tradizione e sull’esempio di Gesù, che scelse apostoli maschi. Però, anche se nella Chiesa di oggi non c’è ancora l’apertura al diaconato femminile, il tema è molto discusso.

Il dibattito teologico: diverse prospettive

Sul ruolo delle donne, ci sono diverse idee tra i teologi. Alcuni, seguendo la tradizione, pensano che la natura femminile non sia adatta al ministero ordinato. Altri, invece, ricordano che uomo e donna sono uguali davanti a Dio e chiedono di superare una visione della Chiesa troppo legata al passato. Teresa Forcades, in un’intervista a L’Osservatore Romano, afferma che nelle Sacre Scritture non ci sono ostacoli all’ordinazione delle donne. La teologia femminista, in particolare, ha riletto la Bibbia e la Tradizione, mostrando il ruolo importante delle donne nella storia della salvezza e proponendo una Chiesa più inclusiva.

Donne in azione: testimonianze di oggi

Al di là delle discussioni teologiche, è importante guardare alla realtà di oggi. Tante donne cattoliche, pur non essendo ordinate, svolgono ruoli preziosi nelle loro comunità. Pensiamo alle catechiste, che trasmettono la fede ai più piccoli; alle volontarie della Caritas, che aiutano i poveri e i bisognosi; alle donne che animano la liturgia con il canto e la lettura della Parola di Dio; alle insegnanti di religione, che educano i giovani alla fede. E ancora, alle donne impegnate nei movimenti ecclesiali, nelle associazioni, nelle parrocchie. Sono tutte testimonianze di una fede viva e operosa, che arricchisce la Chiesa ogni giorno. La stessa teologa Linda Pocher, citata in un articolo di Prospettive, pone la questione in termini di giustizia. Ricorda che Gesù ha riconosciuto Maria, sua madre, come discepola, apostola e guida.

Un futuro più inclusivo?

Papa Francesco ha mostrato una certa apertura al tema del ruolo delle donne. Ha nominato donne in posizioni importanti in Vaticano, come si legge in un articolo della USCCB (Conferenza Episcopale Statunitense, che sottolinea l’aumento del numero di donne impiegate in Vaticano), e ha detto più volte che il contributo femminile è fondamentale per la Chiesa. Il Sinodo, un grande momento di ascolto di tutto il popolo di Dio, ha dato spazio anche alle discussioni sulla partecipazione delle donne. Tanti cattolici, soprattutto donne, chiedono un maggiore riconoscimento e la possibilità di avere ruoli di responsabilità, compreso il diaconato. Come dice Paola Lazzarini in un articolo su La Fedeltà, una Chiesa che non valorizza le donne rischia di essere vista come alleata di un modo di pensare superato. Una Chiesa che segue l’esempio di Gesù, che ha accolto le donne tra i suoi discepoli, può invece indicare la strada verso un futuro più giusto e inclusivo. È importante, quindi, ascoltare le donne, riconoscere la loro esperienza e dare loro la possibilità di partecipare pienamente alla vita della Chiesa. Creare una Chiesa dove tutti, uomini e donne, possano usare i propri talenti per costruire il Regno di Dio. Il cammino è complesso, ma necessario, e richiede dialogo, ascolto e il coraggio di affrontare le sfide di oggi, rimanendo fedeli al Vangelo. È anche doveroso ricordare che esistono organizzazioni, come Roman Catholic Womenpriests, che promuovono l’ordinazione sacerdotale femminile, pur non essendo ufficialmente riconosciute dalla Chiesa Cattolica.

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Religione e chirurgia plastica, accettazione del corpo e benessere approvati dalla Chiesa

Gli interventi di chirurgia plastica sono operazioni sempre più frequenti che rimangono ancora oggi pericolose e vanno affrontate in modo adeguato sia dal punto di vista fisico e mentale che da quello professionale, in termini di scelta della struttura o del chirurgo a cui affidarsi.

La chirurgia plastica non è solo sinonimo di vanità

Nonostante molti “professionisti” del marketing abbinino migliorie estetiche solamente alla vanità, nella maggior parte dei casi queste operazioni vengono utilizzate per restaurare un corpo segnato da malattie (come ad esempio i tumori al seno) o per aiutare uomini e donne a sentirsi meglio con se stessi. Esistono aziende, come ad esempio https://motiva.health/it/, che si battono per rendere la società moderna più consapevole in merito, spiegando minuziosamente le procedure e i diversi metodi utilizzati per migliorare la propria immagine, per tornare ad amare il proprio corpo e risolvere di conseguenza anche problemi psicologici legati a bassa autostima e altre patologie.

Moralità della chirurgia plastica

L’azienda Motiva, che potete consultare al sito https://motiva.health/it/, spiega fin nei minimi dettagli le procedure di chirurgia moderna, soffermandosi sul punto di partenza del processo, che consiste in una consultazione al fine di capire i desideri del paziente. Motiva vuole preparare i clienti ad affrontare i commenti, i giudizi e i possibili scherni da parte di amici, familiari e altre persone. Purtroppo ancora oggi sono tanti i pazienti spaventati dal giudizio sociale poiché temono le prese in giro e gli sguardi critici degli estranei.

Come giustificazione per i propri pregiudizi, alcuni si affidano al credo religioso facendo leva su come il Cattolicesimo aborrisca la chirurgia plastica poiché sinonimo di vanità.

Le dichiarazioni della Chiesa Cattolica

Questa linea di pensiero non è veritiera e non combacia minimante con le idee esposte dalla Chiesa Cattolica. In un articolo pubblicato su Famiglia Cristiana nel 2016 vengono riportate le parole Cardinale Francesco Ravasi e, molto prima di lui nell’ormai lontano 1958, quelle di Papa Pio XII.

Papa Pio XII ha spiegato che la ricerca della bellezza nella donna e la chirurgia plastica non sono mai state viste come peccato ma anzi come un metodo per migliorare la propria vita e superare i problemi psicologici creati da imperfezioni fisiche o informità.

Anche Cardinal Ravasi ha espresso il suo accordo con la visione della Chiesa aggiungendo però che spesso, soprattutto le donne, si vedono costrette a sottoporsi ad interventi di chirurgia plastica per assomigliare all’immagine modello con cui le pubblicità mediatiche ci bombardano ogni giorno, il quale non è realistico e promuove squilibri nutrizionali.

La Chiesa quindi vuole che ogni donna e uomo possa sentirsi a suo agio nel proprio corpo accettando quindi interventi di chirurgia plastica ma promuovendo principalmente un regime di vita sano ed attivo.

Sul sito https://motiva.health/it/ potete trovare numerosi consigli su come utilizzare la chirurgia plastica per migliorare la vostra salute fisica e mentale. Non lasciatevi influenzare dalla società e dal giudizio altrui ma regalatevi la libertà di scegliere la vostra immagine e quello che meglio preferite per il vostro corpo.

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Quale atteggiamento deve avere il cattolico nei confronti della guerra?

Papa Francesco indica con chiarezza ai cattolici quale sia la via da seguire in questi momenti di incertezza, paura e rabbia che pervadono ognuno di noi, fedele o meno.

Porgi l’altra guancia

Cristo è determinato nel suo insegnamento: il cristiano non deve portare rancore o attuare vendetta verso chi gli fa del male, ma agire con mitezza e gentilmente per riportare chi, peccando, ha abbandonato la retta via.

Ma com’è possibile amare chi ci sta vessando, chi ci sta facendo del male, distruggendo ed uccidendo, andando oltre l’odio e l’istinto?

Lo spunto viene sempre dall’Evangelista Luca : “… porgi l’altra guancia …”; non si deve cedere all’ingiustizia ed al sopruso reagendo allo stesso modo o con superiore violenza, ma far valere le ragioni del giusto, senza violenza, disinnescando il rancore, spegnendo ingiustizia ed odio.

Chi con la propria mitezza combatte il male dimostra forza interiore, usa il bene per sopraffare il male, cerca di convincere il nemico della brutalità delle sue azioni e dell’odio che ne scaturisce, riportandolo alla ragione anche col proprio sacrificio.

Anche se fin troppo retorico è l’amore che può vincere ogni battaglia.

In questo l’uomo moderno deve ritornare ad aprire il proprio cuore, troppo abituato a custodire rancore.

Ricordando tristemente come molti popoli “cristiani” combattano guerre Papa Francesco sottolinea la parola di Gesù quando afferma che i cristiani devono avere la forza di amare il proprio nemico, perché solo in questo modo potrà porre fine ai conflitti.

Egli individua nella preghiera un valido aiuto per quanti hanno bisogno di conforto in questa scelta, anche nelle azioni quotidiane e non soltanto quando fatti di così eccezionale gravità ci sconvolgono.

Come sempre ritiene che la Vergine Maria sia l’aiuto per quanti cercano di adoperarsi per mettere in pratica dialogo e comportamento di amore, mite e gentile, verso chi sta portando disperazione ed odio.

DiMagnus

Il cattolicesimo e l’accoglienza

Lo scenario mondiale di queste ultime settimane si tinge del sangue della guerra Russo-Ucraina, quando i cattolici europei e non solo ancora stavano discutendo tra le loro diverse anime su quale accoglienza offrire agli immigrati che fuggono da altre guerre e carestie.

Crisi umanitarie e la risposta papale

Avevano ma poco affrontato l’emergenza umanitaria ai confini tra Polonia e Bielorussia, dove la cattolicissima patria di uno dei più famosi Papi, Giovanni Paolo II al secolo Karol Jozef Woytyla, stava erigendo un muro per impedire a profughi siriani, iracheni, kurdi e bengalesi di entrate sul suolo polacco, spinti dalla ferocia del Dittatore Bielorusso Lucascenko.

In questo come in altri casi si mette in luce un’ aspetto incongruente del cattolicesimo militante, dove la dottrina e la parola del Papa non vengo messe in pratica dal popolo dei fedeli.

Non solo in Polonia, ma anche in Italia questa palese contraddizione emerge nelle opere e nel pensiero di molti cattolici, quando si tratta di adoperarsi per trovare soluzione al fenomeno dell’immigrazione, sia in riguardo al salvare la vita di chi affronta il mar Mediterraneo per sbarcare in Sicilia o Spagna, sia per quanti dalle rotte balcaniche cercano di raggiungere l’Europa.

Molti esprimono la loro palese contrarietà all’accoglienza, pronti ad erigere barriere, ad organizzare espulsioni forzate, a negare qualsiasi aiuto ai migranti, mentre Papa Francesco costantemente invita ad accogliere, difendere, accudire e proteggere quanti, spesso a rischio della loro vita e della vita dei loro figli, cercano di raggiungere una “terra promessa”.

Il trattamento dei profughi

La recente guerra acuisce le differenze di pensiero e di trattamento che gli stessi cattolici stanno riservando ai diversi migranti: frontiere aperte per gli ucraini, fratelli di credo e di razza, blocco per tutti gli altri, che pur spesso fuggo da teatri di guerre in atto da molti anni.

Fortunatamente la carità cristiana prevale ancora, al momento, con una mobilitazione encomiabile per l’aiuto ai profughi ucraini, senza smettere di prestare la propria opera a favore di quanti necessitano ogni giorno di aiuto, poveri od oppressi, indigenti o immigrati, grazie alle tante organizzazioni, quali ad esempio la Caritas, che nel volontariato di tanti fedeli cattolici trovano la possibilità di espletare il loro sostegno a migliaia di persone.

Rimane acceso il dibattito tra i fedeli sull’accoglienza, dove spesso si intrecciano temi di intransigenza legati all’integralismo emergente tra quanti non condividono la parola del Papa e vorrebbero un ritorno al passato anche nella liturgia.

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Cos’è il Cattolicesimo

Il cattolicesimo è la maggiore delle 3 fazioni in cui si dividono i seguaci di Cristo; le altre due fazioni sono rappresentate rispettivamente dai Protestanti e dagli Ortodossi.

Si differenziano, in poche parole, per le diverse interpretazioni delle Sacre Scritture e di altri aspetti dottrinali.

Differenze e contenziosi con le altre dottrine

Tra Protestanti e Cattolici i punti di maggiore attrito sono il culto dei Santi, la dottrina ed il culto della Madonna, la necessità delle opere per la salvezza, il numero dei Sacramenti, la concezione della Chiesa, il numero dei libri ispirati alla Bibbia, la tradizione come fonte di rivelazione.

I punti di maggiore attrito con gli Ortodossi sono il primato pontificio, l’origine dello Spirito Santo, la dottrina del Purgatorio e nel rito della messa l’eucarestia o “epiclesi”, il ruolo della Madonna.

Di qui anche le diverse organizzazioni delle tre confessioni, dove per i cattolici al vertice troviamo il Papa, per gli ortodossi il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, per i Protestanti altri, come nel caso degli Anglicani dove a capo della chiesa è il Re d’Inghilterra.

Di conseguenza anche i riti sono profondamente diversi così come le ricorrenze annuali hanno date non combacianti ad esempio per la Pasqua, come anche la possibilità per i ministri del culto di sposarsi o meno, o delle donne di poter somministrare i sacramenti.

In ordine di importanza il Cattolicesimo è la prima tra le diverse confessioni del Cristianesimo, gli Ortodossi annoverano circa 200 milioni di fedeli, per lo più nei Paesi dell’Europa dell’Est, mentre i Protestanti sono divisi in diverse confessioni tra cui le più rappresentative sono gli Anglicani, i Luterani, i Calvinisti, i Metodisti e gli Evangelici, che risiedono prevalentemente nel cosiddetto Mondo Occidentale.

Pur essendo anche suddivisa in diverse chiese minori ma sempre sotto l’egida papale la Chiesa Cattolica è la prima confessione al Mondo, sia per diffusione che per numero di fedeli, cui solo la fede islamica è vicina per diffusione territoriale e numero di adepti.

La sua struttura gerarchica è di sicuro la fonte della grande capacità di assumere un ruolo di estrema rilevanza mondiale sia spirituale che temporale, organizzazione che manca nel mondo Islamico e che trova diversa forza ed indipendenza dagli Stati per le altre chiese e confessioni, che spesso dipendono strettamente dal potere temporale, mentre in altri casi predicano la totale separazione tra spiritualità e temporalità.

Rinnovamento nel terzo millennio

Il terzo millennio si è aperto con una grande novità nella Chiesa Cattolica, che ha per certi versi sconcertato i fedeli, ovvero l’avvento di due Papi, con Papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio che governa ed il Papa Emerito Benedetto XVI, Joseph Aloisius Ratzinger.

Grande fermento ha destato il nuovo Vescovo di Roma, Papa Francesco, con la sua determinazione al rinnovamento ed alla trasparenza delle attività della Chiesa, che hanno portato anche al riconoscimento dei crimini di pedofilia perpetrati negli anni da diversi ministri del culto in molti Paesi del Mondo, oltre che a nuove e più “benedettine” politiche, generando un revanscismo dell’oltranzismo ed integralismo cattolico, spesso rappresentato da esponenti della Chiesa Francese.